I SOGNI DI UN SEDICENNE: FINISCONO CONTRO UN MURO

Era l’1.20 di un sabato di settembre, una notte di inizio autunno, una notte che ha visto un albero perdere le sue foglie, sebbene fosse ancora verde. È stata una notte piena d’amarezza, di rabbia, di domande sui perché. In quella notte un giovane sedicenne di nome Emanuele *********, é stato raccolto da un angelo e portato via, in cielo. Era in macchina con un amico, Ema, così tutti lo chiamavano, sedeva di fianco al guidatore, tornava da una festa con gli amici, ma purtroppo a casa non é mai più arrivato, il suo cuore ha smesso di battere a 300 metri da quel letto che lo aspettava. La macchina si é schiantata contro un muro, e Ema é volato via, e con lui si é spento il suo sorriso, la sua gioia di vivere e di scherzare.

Nel giorno del suo funerale, é stata letta la lettera scritta dal vescovo della sua diocesi, una lettera molto toccante che ho deciso di proporvi:

CARISSIMO EMANUELE di monsignor Pier Giacomo

Carissimo Emanuele, trovandomi in visita pastorale a *********, ho voluto venire a piangere e pregare sul luogo di quell’infame incidente e portare ai tuoi genitori il conforto del Vescovo nella desolazione della tua perdita. Io non ti conoscevo, ma la tua mamma mi ha detto che eri un ragazzo solare. Allora capisco ancora meglio quanto possa essersi fatta fredda ed oscura la loro giornata per l’eclisse del loro sole. Ma ti chiedo. Posso dire loro che tu non ti sei oscurato e non sei scomparso nel nulla. Sei entrato nella luce e nel calore del grande sole che é, per chi crede, il mistero del nostro Dio. Gesù ci assicura che Dio é amore e non lascia perdere nessuno dei suoi figli. Lui ti ha raccolto dopo quello schianto; Lui ha trapiantato il tuo fiore nel giardino del suo Paradiso. Tu devi dare ai tuoi cari questa certezza che al di là del vuoto che lasci c’é un’altra dimensione nella quale ti muovi e vivi, dando pienezza e senso alla tua giovinezza, che é divenuta eterna in Dio. Svolgi questo prezioso compito di dare ai tuoi cari la luce della fede, che non toglie il dolore e la sofferenza che spacca il cuore, ma impedisce che diventi disperazione. Tu eri la loro speranza, tu devi colmarli della nuova speranza che é in te. Ed anche ai tuoi amici, a questi giovani distrutti dall’imprevedibile, avverso destino, devi portare un duplice dono: – innanzitutto di speranza nella fede che illumina e dà senso anche alle oscurità più profonde;- ma anche di attenzione, di riguardo, rispetto, responsabiltà per la vita, che é bella, ma che é tanto fragile. Per far comprendere ai tuoi compagni quanto si debba essere attenti, prudenti, vigili proprio nella esuberanza spensierata degli anni giovanili.

Che serve guadagnare tutto il mondo, se si perde l’anima, se si butta via la vita? Emanuele, assicurati che esiste la vita eterna che questa vita non é destinata a finire nel nulla, che Dio resta Amore anche e soprattutto nel dolore, che la Chiesa della terra é aiuto ed anticipazione della Chiesa del Cielo. Assicurali che noi in cammino nella Valle delle lacrime e tu già nella contemplazione del volto luminoso di Dio, tutti siamo uniti, restiamo solidali, comminiamo insieme e presenti, benché nell’invisibile realtà del Mistero di Dio, che é mistero della Vita, il Mistero del dolore, il mistero dell’Amore, che nessuna sciagura potrà mai spegnere. Con affetto il tuo vescovo.


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