Maledetta adolescenza

Aprile 6, 2008

Questa settimana su “Panorama” compare un intervista esclusiva a Veronica, ragazza che all’età di 16 anni, uccise insieme a 2 sue amiche, Suor Maria Laura di Chiavenna. La ragazza (oggi ha 25 anni) racconta nell’intervista la sua storia, tra carcere e tribunali, dolore e paura.

Nell’intervista Veronica racconta le sue esperienze adolescenziali, dall’alcool al sesso, fino alla droga, racconta il motivo di simili comportamenti.

Dell’intervista mi ha colpito particolarmente uno scritto di Veronica:

” Terza fila, banco di destra. Lezione di matematica, quella di fianco a me scrive sul diario, cuoricini e stelline danzano sul nome dell’amato. Anch’io sto scrivendo. Sulla mia pelle, con la punta del compasso. Ho 12 anni, il dorso della mano inizia a sanguinare. E più la mano sanguina più cresce il bisogno di tagliare, sempre più giù, nella carne.

Aspetto fiduciosa l’arrivo del dolore…prima o poi dovrà far male, lo sappiamo tutti no? Se c’é una ferita c’é il dolore: la ferita c’é, ma niente dolore. Inizio a preoccuparmi scavo, sempre più giù: ormai é carne viva, ma il male, quel bastardo non c’é, si é nascosto, ha mandato al suo posto un piacere sottile, indecifrabile. Sono disorientata. Ho bisogno di sentir male, per sentire che ci sono, che sono esattamente come la mia compagna di banco, come il professore e la bidella, come tutto il resto di questo folle mondo. Dov’é il mio dolore? Ho dodici anni. Non provo dolore, sono una bambola con la manina tutta graffiata, sono solo un giocattolo rovinato…quasi mi butto via. Ma dove si buttano i giocattoli di carne? Non basta certo un sacco nero. No, con le brutte bambole semivive ci vuole metodo, si butta via un pezzo alla volta…Da dove inizio???”

L’intervista conclude con una richiesta esplicita di Veronica ai giornalisti e a tutti i lettori:

DIMENTICATEMI, MI SONO FATTA RAGGIUNGERE (dai giornalisti) per non essere più inseguita. Non rimandatemi all’inferno.


..la libertà..

Febbraio 21, 2008

..QUELLO CHE SCEGLIAMO OGGI È IL FRUTTO DI QUELLO CHE ABBIAMO SCELTO IERI ED È IL SEME DI QUELLO CHE SCEGLIEREMO DOMANI…


Abiteranno il mondo solo cromosomi XX

Febbraio 12, 2008

<I ricercatori dell’Università di Newcastle, dichiarano di essere pronti a trasformare il midollo spinale di una donna in sperma, escludendo l’elemento maschile dal ciclo produttivo. Di più: in questo tipo di sperma mancherebbe il cromosoma Y e quindi la procedura comporterebbe la nascita di una nuova stirpe umana, integralmente femminile. (…) Solo un mondo abitato da esseri umani uniformemente dotati di vagina. Donne geneticamente autonome, ermafroditi, portatrici di ovulo e di seme.>  Tratto dal “Espersso” (Maschio addio).

Il mondo descritto qua sopra da oggi potrebbe diventare una realtà, l’uomo sempre più si sente al centro della terra, vuole prendere il posto di Dio, vuole essere lui Dio, comandando a bacchetta la natura…

Abbiamo solo una speranza davanti a certe notizie…che sia proprio la natura a ribellarsi, e come si suol dire, a metterci una bella pezza…


mal…(L’) Espresso: ATTACCO A RADIO MARIA

Gennaio 26, 2008

Leggevo proprio oggi L’Espresso, nello sfogliarlo ho trovato un articolo da fare schifo. Un articolo diffamatorio che ha tutto tranne che dell’onesto. Il giornalista Marco Damilano ha probabilmente avuto il compito di riempire 2 pagine del quarto numero de L’Espresso del 2008 scrivendo un articolo contro Radio Maria, contro Padre Livio e più in generale contro la Chiesa. Che il settimanale fosse un settimanale anticlericale già lo si sapeva, non é una novità, ma questa volta si é davvero esagerato. L’attacco é frontale, avvenuto senza un minimo di finezza e bon ton, viene ironizzato tutto quello che é preghiera, Sante Messe, apparizioni, tanto che il giornalista riesce a ironizzare anche sul fatto che Radio Maria ha già al suo attivo un miracolo.

Radio Maria viene fatta passare come un’emittente ascoltata solo da SFIGATI nel articolo viene infatti detto che gli ascoltatori della radio con sede ad Erba sono per il 60% composto da over 60 e poi da camionisti, e carcerati. A scrivere é un giovane, ma non solo un giovane, é qualcosa di più: é uno dei TANTI giovani che il venerdì sera ascolta con piacere quello che padre Livio afferma nella sua catechesi e questo giovane si permette di porre una questito a Marco Dimilano l’autore dell’articolo: se Radio Maria é davvero un’emittente ascoltata solo da over 60, camionisti, carcerati (diciamolo pure visto che nell’articolo lo si sottointende: la parte della società che conta meno) , che propone dodici ore non stop di cultura religiosa, e otto di preghiera (diciamolo pure anche questa volta in modo chiaro visto che nell’articolo lo si sottointende: attività reputate NOIOSE) perché la radio é diventata la seconda più ascoltata in Italia???


L’arte di perdonare..

Novembre 27, 2007

Perdonare é un gesto sempre più difficile da compiere nel mondo in cui viviamo. Viviamo infatti in un mondo dove a dominare sono l’orgoglio, la superbia, la vanità e l’ego, ma il perdono é l’umiltà, la capacità di “abbassarsi”, di rendersi piccoli davanti a una persona che ci ha fatto un torto: dunque le cose contrastano.

Dividerei l’atto di perdonare in 2 grandi sottocategorie. La prima racchiude il perdono quotidiano, penso che a ognuno di noi capiti ogni giorno di dovere perdonare, magari un amico che ci ha tradito, che ci ha commesso un torto. La seconda categoria racchiude quei perdoni che personalmente, nella mia vita, gradirei mai dover dare, per il semplice motivo che nutro la speranza di non dovermi mai trovare in una simile situazione; per esempio il dover perdonare qualcuno che ha ucciso un mio caro. Sono questi perdoni difficili da accettare, umiliazioni che pesano. È infatti compito davvero arduo rendersi piccolo davanti a quel qualcuno che ti ha portato via un pezzo della tua vita, come può essere un familiare.

Lo si sa la vita é imprevedibile, ogni momento é inaspettato, la vita é come un’opera teatrale, dove entri subito in scena, senza prove iniziali e quest’opera é da vivere fino in fondo, intensamente. E anche se a volte costa un enorme sacrificio, bisogna trovare la forza di perdonare, perché l’unico modo per essere dei veri campioni é essere onesti con sé stessi, e solo riuscendo a perdonare si riesce ad avere la coscienza pienamente pulita, quella serenità che profuma di giornate di primavera, che ti permette di vivere appieno quel bellissimo dono che ci é stato donato, che é la vita. 

Mi sembra chiaro come la luce del sole che il perdono richiede tempo, richeda lucidità mentale, che si acquista solo con il passare dei giorni, dei mesi, tuttavia una volta acquistata la lucidità mentale, penso che il predono debba essere una necessità, un bisogno.

Il cammino che porta al perdono lo descriverei così:  ATTRAVERSARE IL MARE SENZA CONOSCERNE LA VASTITÀ, ACCOGLIERE COME AMICI GLI SPETTRI DEI MIEI DUBBI, DELLE MIE INCERTEZZE DAVANTI A UN TALE GESTO, TOCCARE I MIEI LIMITI NEL FARMI PICCOLO.

Sterob


A chi ha bisogno di conforto….

Novembre 26, 2007

Questa sera tra i commenti da moderare ho trovato quanto segue…….

…Ho abortito 4 giorni fa,credevo mi sarei sentita meglio,credevo che uscita dall’ospedale tutti i nmiei problemi sarebbero finiti…invece no,invece il vuoto che sento nella pancia mi distrugge,non mi do pace,non trovo sollievo,piango e penso a mio figlio,penso che tutte le scuse che mi mettevo erano solo per assecondare un uomo che non voleva complicazioni.non ho una tomba su cui piangere,non ho un fiore da portare in nessun posto..dentro quella sala operatoria quella mattina sono morta un pò anche io.
Valentina.

______

Cara Valentina, non scoraggiarti. per prima cosa pensa che malgrado il gesto che ai fatto, il Signore Dio ti ama ed è disposto a perdonarti. Per far questo ti chiede il pentimento e la confessione, ossia la riconciliazione con colui che ci ha creato. Una volta riconciliata con lui tutto ti sembrerà diverso e il tuo dolore troverà consolazione. Allora potrai far battezzare tuo figlio, (si è possibile) e quindi non ti servirà una tomba per piangere, ma saprai che hai un angelo in paradiso che pregherà per te e per i tuoi cari. Provaci, nulla è perduto, non puoi tornare indietro, ma guardare avanti e cercare il vero consolatore, il Signore Gesù.
Ti auguro di trovare la forza di entrare in una chiesa ed affidarti anima e corpo a colui che ti sta aspettando e che tramite queste parole ti manda, vieni ti amo e ti apsetto.
Forza e coraggio
Sterob


PILLOLA RU486 ecco alcune verità…

Novembre 8, 2007

TRASPARENZA E VIGILANZA
DESIDERIAMO SAPERE CHI PROTEGGE LA PILLOLA RU486

EUGENIA ROCCELLA

Questa volta é ­vero: la Exelgyn, l’azienda che produce la pillola abortiva Ru486, ne ha chiesto la registrazione all’Aifa, l’ente italiano di controllo dei farmaci. Negli ultimi due anni lo stesso annuncio é ­stato fatto almeno una decina di volte; poi, regolarmente, il grande evento non si verificava. La Exelgyn diffida dei Paesi in cui esiste un’opinione pubblica vigile, capace di intentare cause legali o di aprire il dibattito su questioni imbarazzanti. ­ per questo che la ditta francese non ha mai voluto commercializzare la Ru486 in America, nonostante il presidente Clinton l’abbia pregata insistentemente di farlo. Queste pressioni sono ormai pubbliche, grazie all’apertura degli Archivi Clinton, e altrettanto pubbliche sono le lettere di risposta inviate al presidente americano dalla Exelgyn, in cui si afferma chiaramente che l’azienda sarebbe entrata nel mercato Usa solo se l’amministrazione Clinton le avesse garantito una sorta di immunità giudiziaria. Alla fine, piuttosto che cedere, la ditta ha preferito regalare il brevetto a un’organizzazione antinatalista americana, sottraendosi cosa ogni responsabilità legale.
La Exelgyn aveva visto giusto:­negli Stati Uniti che lo scandalo delle donne morte -15, a tutt’oggi – e degli eventi avversi provocati dal farmaco é ­finalmente approdato sui mass media, con un giornale ‘liberal’ come il New York Times a fare da battistrada.
Tutt’altra storia in Europa, dove le morti non hanno mai avuto l’onore di un titolo di cronaca, nemmeno quando la vittima era figlia del presidente del Comitato nazionale di bioetica francese. L’Italia, per,­un Paese anomalo. Ci sono i cattolici, c’una parte di laici che si rifiuta di aderire alle banalizzazioni del dogmatismo scientista, c’stata una vittoria significativa al referendum sulla legge 40. Cosla Exelgyn ha preso tempo. Non avendo fiducia nella sicurezza del proprio prodotto, ha cercato, come sempre, l’appoggio dei politici, e alcuni hanno risposto.
Inizia quindi la campagna a favore della pillola, che prosegue nonostante il fallimento della sperimentazione aperta nel settembre 2005 all’ospedale torinese Sant’Anna. Qualche assessore regionale alla Sanità, come Enrico Rossi in Toscana, decide di promuovere l’importazione diretta del farmaco. Ma l’azienda esita ancora, vuole impegni picircostanziati, o forse a livello pialto. Le garanzie evidentemente arrivano, se la Exelgyn dichiara oggi ad ‘Avvenire’ che la richiesta di registrare il farmaco proviene da ­autorità italiane.
Quando e da chi arriva la richiesta, e perché la politica é così interessata a un metodo abortivo? Quando, non lo sappiamo. Sappiamo perche l’azienda ha mutato atteggiamento dopo il convegno romano della Fiapac, la Federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione, tenuto un anno fa e sponsorizzato proprio dalla Exelgyn. In quell’occasione il ministro Emma Bonino e Maura Cossutta, consulente del ministro della Salute, portarono ai convegnisti il proprio benvenuto. Il perché, invece, lo sappiamo benissimo: la Ru486, sinonimo di aborto a domicilio, serve a scardinare l’attuale legge sull’aborto senza passare dal Parlamento, dove non c’una maggioranza per modificarla.
Il ministro Livia Turco ha garantito che, nel caso la pillola fosse autorizzata dall’Aifa, si adopererà ­affinché l’impiego del farmaco avvenga nel totale rispetto delle esigenze di tutela della salute della donna, garantite dalla legge 194. Noi le crediamo, ma che ­autorità italiane ­abbiano sollecitato la Exelgyn desta serissime preoccupazioni. Introdurre la pillola abortiva é ­una scelta etica e politica grave. E noi non staremo a guardare.

(tratto da Avvenire online)


Sospensione per il ribelle don Sante

Ottobre 27, 2007

PADOVA: a prevalere é il buon senso…

Don Sante Sguotti, l’ex parroco di Monterosso (Padova) al centro delle cronache per aver dichiarato di essere innamorato di una donna madre di un bimbo, è stato sospeso a divinis con un provvedimento firmato dal vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo. Lo ha reso noto la stessa Diocesi di Padova. Il provvedimento di sospensione a divinis, “ossia non può più assolvere alle funzioni attinenti al ministero sacerdotale né ricevere ed esercitare incarichi riservati ai chierici”, è stato firmato giovedì da mons. Mattiazzo e poi notificato a don Sante. Il decreto ha effetto immediato dal momento della notifica al sacerdote ed è a tempo indeterminato.

“ADESSO ASPETTO LA SCOMUNICA”

“Adesso aspetto di ricevere la scomunica, questi aspetti della sospensione sono solo atti burocratici”, commenta Don Sante Sguotti, per nulla sorpreso della sospensione. “Era cosa che mi aspettavo ancor prima – dice all’ANSA – e adesso tutto continua come prima. Era prevista e non penso di fare ricorso perché è una perdita di tempo. Nella mia vita non cambia nulla. Io resto sacerdote”.

Don Sante aggiunge che deciderà lui se e quando fare altre dichiarazioni relative al suo innamoramento per una donna, mentre è deciso per quanto riguarda la questione, di fatto mai chiarita, su una sua presunta paternità: “Sto sempre aspettando le prove rispetto a chi sostiene che io sono padre di un bambino”. L’ex parroco muove quindi critiche alla Diocesi di Padova che nei suoi confronti si sarebbe basata solo su quanto hanno riportato in questi mesi i giornali: “non ho più avuto incontri con il vescovo – dice – perché voleva solo che mi dimettessi. Le sue prove si basano su quello che scrivono i giornali e sulle voci di paese. Di cosa parliamo? In nessun testo viene fatto il nome e cognome della mia presunta fidanzata o del bimbo. Mi danno condanne su condanne ma ci si basa sui giornali”.

Don Sante non nega comunque di aver più volte dichiarato di essere innamorato “ma nessuno ha dimostrato che io abbia rapporti con questa donna, che poi non si sa chi sia, né che io abbia avuto un figlio” Riguardo alla sua permanenza a Monterosso, don Sante rileva che se ne andrà entro il 31 dicembre prossimo: “avevo detto che me ne sarei andato quando sarebbero state raccolte 40 firme in tal senso tra i parrocchiani. A ottobre sono state raccolte e entro la fine di dicembre andrò via”. “Nel vicentino, a Lovertino, – dice – vado solo a dormire in una casa di fatto diroccata: Mi cercherò un’ufficio vicino ad Abano”. A metà novembre proprio ad Abano dovrebbe svolgersi un convegno da lui promosso sulla riammissione dei divorziati risposati “nella comunione della chiesa. E’ questa – conclude – la mia battaglia e continua”.

Il decreto, che segue quello di rimozione da parroco della parrocchia di Monterosso , l’ 8 ottobre, e quello di avvio di un processo penale e amministrativo sulla base di alcuni articoli del Codice di diritto Canonico, il 17 ottobre, “é stato firmato dal vescovo Mattiazzo, dopo la discussione – insieme a due sacerdoti assessori – delle prove e degli argomenti e dopo aver esaminato ogni elemento in merito alla situazione del sacerdote interessato, così come previsto dalla disciplina canonica (can. 1720, 2°)”.

“Il presbitero diocesano Sante Sguotti – stabilisce testualmente il decreto -, è sospeso dall’esercizio della potestà di ordine e di governo. Nello specifico, ciò comprende tutti gli atti della potestà di ordine (can. 1333 1,1°), fermo restando quanto stabilito dal can. 976, e tutti gli atti della potestà di governo (1333 1,2°). Tali provvedimenti penali hanno effetto dal giorno in cui il Decreto risulta intimato. La sospensione viene inflitta a tempo indeterminato, fino a che il sacerdote non dimostra di ravvedersi”.

(testo e immagine: www.ansa.it)


Valgono più 3 orsi morti o 130mila aborti?

Ottobre 16, 2007

Valgono più tre orsi morti di 130 mila aborti all’anno?
Il 5 ottobre nelle pagine di Repubblica si leggeva questo titolo: “Aborti, mai così pochi in Italia”. Cosa volete che siano 130.033 aborti legali in un anno (senza contare quelli farmaceutici) su 560 mila bambini nati. In tutto fanno 4 milioni e 500 mila aborti legali da quando è stata approvata la 194. Dicono sia una grande conquista civile. Tutti i media, al seguito del ministro Turco, ci hanno spiegato trionfalmente che 130 mila sono davvero “pochi”. E dunque allegria! Brindiam nei lieti calici!

Ma non ci sono solo le “buone” notizie come questa. Purtroppo ci sono anche le “stragi”. Infatti il 3 ottobre sempre La Repubblica titolava drammaticamente: “Strage di orsi in Abruzzo”. Sono stati trovati avvelenati tre orsi nel Parco. L’articolo iniziava così: “Una strage, una mattanza che nasconde un piano criminale’ contro il Parco Nazionale d’Abruzzo”. Tutti i tiggì hanno parlato di questo orrore. Un’ondata di emozione ha scosso il Paese.

Il ministro Pecoraro Scanio prospetta “l’arresto per questi criminali” e annuncia di costituirsi parte civile. La Lipu pure.
L’associazione “Amici dell’orso Bernardo” ha fatto una fiaccolata di protesta. La Lega antivivisezione parla di “emergenza criminale” che sarebbe “purtroppo diffusa” fra “cacciatori, pastori e cercatori di tartufi”.

“Il Wwf” c’informa Repubblica “ha messo una taglia di 10 mila euro sui killer” (quando il senatore Calderoli mise una taglia per avere notizie sugli assassini del benzinaio di Lecco tutti insorsero indignati, ma la taglia del Wwf per sapere chi ha avvelenato gli orsi è parsa a tutti nobile).

Fulco Pratesi, presidente del Wwf, è fra gli indignati speciali: “Si tratta di un atto criminale gravissimo. Un Paese civile non può permettersi questi scempi”. E’ sempre dei tre orsi che si parla… Perché pare che l’orso sia diventato il metro della civiltà. Che vita è la vostra se non avete un orso in giardino. La scrittrice Dacia Maraini, nostra coscienza civile, l’ha spiegato da par suo: “L’orso non si fa vedere facilmente, ma la sua presenza è come una certezza di vita, qualcosa che ci fa sentire meno soli, meno padroni e tiranni, meno distruttori e soprattutto meno volgari” (Corriere della sera, 4 ottobre 2007).

L’orso ci fa sentire “meno soli e meno volgari”? C’è qualcuno al Corriere della sera che chiede e pubblica commenti del genere e che sa spiegarci questa folgorante rivelazione? Esistono orsi di compagnia? La Maraini va a lezione di buone maniere dagli orsi? Capisco il commovente grido di dolore della scrittrice quando ha saputo del luttuoso evento: “Di fronte alla carneficina provo strazio e stupore”. Simpatizziamo anche noi con l’orso Bernardo. Ma siamo proprio sicuri che non ci siano altre carneficine, un po’ più tremende, che passano nell’indifferenza o che addirittura vengono presentate come “conquiste civili” ?

Il dolore degli esseri umani innocenti ha mai interessato i nostri intellettuali? Parlo ovviamente degli intellettuali di Sinistra perché se non sei di Sinistra non puoi neanche sognarti di veder riconosciuta dignità intellettuale a ciò che pensi a che dici. Ricordo una memorabile citazione della stessa Maraini che su Paese sera, il 7 maggio 1969, scriveva: “Gli intellettuali, guarda caso sempre di sinistra, sono gli unici, assieme ai politici guarda caso sempre di sinistra, che dicono la verità”.

Anche quel memorabile pensiero della Maraini sessantottesca conteneva due strepitose rivelazioni. La prima: un vero intellettuale deve essere per forza di sinistra (in effetti a quel tempo non si potevano considerare intellettuali individui come Eugenio Montale, Rosario Romeo, Mario Luzi, Augusto Del Noce, Indro Montanelli, Geno Pampaloni, Nicola Abbagnano, Vittorio Mathieu, Sergio Ricossa, Renato Mieli, Renzo De Felice, Federico Fellini e via dicendo).

Seconda rivelazione: intellettuali e politici di sinistra “sono gli unici che dicono la verità”. Erano gli anni dell’impazzimento ideologico. Avete mai sentito in quegli anni intellettuali e politici del Pci e della Sinistra dire la verità – per esempio – sull’orrore dei regimi comunisti, sul fanatismo rivoluzionario che imperversava in scuole, fabbriche e università (e che di lì a poco sarebbe degenerato) o sulla Resistenza? Avete mai sentito gli intellettuali di sinistra denunciare le “carneficine” comuniste e l’orrore del Gulag ? Di solito più che la verità si sentiva la “pravda”, una forma di “verità” molto sinistra. E – ad essere sinceri – ancora oggi, anno di grazia 2007 – siamo in attesa di sentirla dire tutta la verità, come lamenta anche l’ultimo libro di Giampaolo Pansa, “I gendarmi della memoria”.

Ma fra tutti, il genocidio più censurato è quello di cui parlavo all’inizio di questo articolo. Lo si continua a presentare addirittura come una conquista civile: 130 mila bambini valgono almeno quanto un orso marsicano?

Antonio Socci

(da Libero 10 ottobre 2007)


Contro la bestemmia

Ottobre 13, 2007

Due fascicoli editi dal Centro Editoriale Cattolico Carroccio s.r.l. di Terraglione di Vigodarzere (PD), dai titoli “La bestemmia ferisce prima l’uomo” di Pasquale Casillo e “Italiano, perché bestemmi? Cristiano perché taci?. Di Leone Dogo, sviluppano ampiamente il tema della bestemmia e da queste pubblicazioni estraiamo alcuni brani che qui di seguito riportiamo.

Malizia e stoltezza della bestemmia

La bestemmia è contro la legge naturale, insita nella natura stessa dell’uomo, valida per tutti gli esseri umani in tutti i tempi e in tutte le circostanze; e contro la legge positiva, dettata e fatta scrivere con parole da Dio, a conferma e a sviluppo della legge naturale.

Sfida Dio, in quanto lo tratta per nemico, lo provoca a reagire, lo considera impotente a controbattere, lo oltraggia solo per il maledetto piacere di oltraggiarlo.

È il linguaggio del diavolo, che disse: “Salirà in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono.., salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farà uguale all’Altissimo” (Is. 14, 13-14).

Offende gli altri nella loro coscienza religiosa che sente sacro il sentimento verso Dio e verso quanto è a Lui intimamente unito, e li offende anche nella loro dignità di persone.

Contagia tutti, perché l’uomo ripete quello che sente, vive di imitazione, opera secondo l’ambiente, diventa prigioniero delle abitudini comuni, ripensa alle cose udite anche quando non è pienamente cosciente di sé.

Attenta alla società, perché, essendo di solito pubblica, è facile a dilagare, arriva anche alle orecchie di chi non vuol sentirla, rende peggiori i cattivi, indigna i buoni, diminuisce il rispetto per l’uomo, abbassa il comune sentire religioso.

È esattamente il contrario dell’adorazione, della lode e della preghiera dovute al Creatore; lo sputo della malvagità più ripugnante di quello della bocca; il peggior segno dell’empietà umana.

Procede più da scelleratezza che da fragilità o da ignoranza si beve essa stessa la maggior parte del suo veleno, è peccato. Ma oltre che malizia, la bestemmia contiene stoltezza.

È irragionevole. Se il bestemmiatore crede nell’esistenza di Dio e quindi sa che Egli è infinitamente potente e può colpirlo sull’istante, perché lo offende invece di invocarlo per le proprie necessità?

Se il bestemmiatore non crede nell’esistenza di Dio, perché bestemmia il nulla?

“Chi ragiona non bestemmia, chi bestemmia non ragiona” (Bettazzi).

La bestemmia è inutile. Lo è nei riguardi di Dio e nei riguardi del bestemmiatore.

A Dio non fa perdere assolutamente nulla, lo lascia tale quale è da tutta l’eternità, non gli dà nessun male di nessun genere.

“È il simbolo del peccato idiota, dell’imbecillità puzzolente”

(G. Papini,+ 1956, scrittore).

Ricorda l’ordine di tirare le frecce contro il cielo dato da Caligola per colpire Giove, che faceva piovere impedendo il grande spettacolo pubblico; ma la pioggia continuò a cadere. Inutile per il bestemmiatore, perché non gli reca nessun vantaggio di nessun genere, mentre gli altri peccati danno al peccatore una qualche utilità, almeno apparente.

È controproducente. Proprio con l’ostinazione e con la protervia, la bestemmia finisce con l’attestare l’esistenza di Dio e la necessità di ricordarlo, come fanno i credenti non bestemmiando.
Un vero ateo non bestemmia. Perché dovrebbe nominare ad ogni momento un Essere che secondo lui non esiste, sia pure per insultarlo? La bestemmia, a ben pensare, implica una sua ‘fede’ nell’esistenza di Dio: ma una fede tutta negativa, tutta diabolica.

Anche il diavolo crede in Dio (non potrebbe farne a meno); eppure lo bestemmia!

Paradossalmente, il coro infernale delle bestemmie è una testimonianza indiretta che Dio esiste e che non può essere dimenticato dalle coscienze: o per rendergli lode, o per coprirlo di insulti.

È incivile. Infatti contravviene al galateo. al senso democratico che vuole il rispetto per ogni convinzione, alla decenza, alla tradizione della maggioranza, così che anche il non cristiano non dovrebbe dirla, pure l’ateo non potrebbe dirla senza sentirsene offeso.

Doveri del cristiano che sente bestemmiare

Il cristiano non può rimanere indifferente dinanzi a chi bestemmia, ma ha il dovere di intervenire in difesa dell’onore dovuto a Dio.

“I cani abbaiano per difendere il padrone, e io dovrei essere muto quando si maltratta il nome di Dio? Morire piuttosto, ma non tacere!” (San Girolamo)

“Dobbiamo sopportare con pazienza le ingiurie che ci si fanno, ma quando, dinanzi a noi, una bocca sacrilega vomita bestemmie contro Dio, noi, lungi dall’essere pazienti, dobbiamo resistere all’empio e condannare la bestemmia, senza nascondere la nostra indignazione”(S. Agostino)

Il tono della reazione del cristiano alle bestemmie non può essere che calmo, perché ispirato dalla carità e perché più convincente. Ma dev’essere forte, quando si rivolge a un bestemmiatore che non vuole ammettere di aver peccato e di doversi correggere. E stato il tono anche di santi. (…)

Gemma Galgani (+ 1903), nel sentire le bestemmie, sveniva o piangeva lacrime di sangue o sudava sangue dal viso e dal collo. Un giorno rispose alla zia: “Nell’udire le bestemmie vedo Gesù che soffre tanto e io soffro con lui: soffro al cuore e mi esce quel sangue”.

“Dio é la più oppressa

di tutte le parole umane.

Nessuna parola é stata

tanto insudiciata,

tanto lacerata”

Martin Buber (filosofo e scrittore tedesco di origine ebraica)

 

tratto da: http://www.profezieonline.com/Varie/la_bestemmia.htm