“una medaglia ha sempre 2 facce”

Qualche giorno fa mi trovavo in vacanza al mare. Come tutte le mattine prima di andare in spiaggia, mi recai dal giornalaio. Nutro l’abitudine di comprare sempre due quotidiani, uno per schieramento politico (uno di “sinistra” e uno di “destra”). Quella mattina decisi di acquistare “Repubblica” e “Libero”.

Nel leggere il quotidiano profilato a sinistra (Repubblica) trovai un intera pagina che trattava il tema dell’eutanasia. Si parlava di Eluana, (donna di 36 anni, in coma da 16, che sarà fatta morire di sete e di fame) di Piergiorgio Welby, e di altri personaggi che hanno deciso di “smettere di soffrire”.

Nell’articolo venivano, a mio avviso in modo assolutamente scorretto, trattati SOLO i casi sfociati con la decisione di “farla finita”. Tutti sappiamo invece che un qualsiasi lavoro definito rispettabile, da voce a entrambe le parti, espone le 2 facce della medaglia, non inganna il lettore facendo trapelare solo la parte che piace allo schieramento politico padrone del giornale..

L’interrogazione che pongo anche a voi lettori é la seguente: È corretto dare spazio solo a chi ha deciso di smettere di vivere? Non sarebbe stato più corretto dare voce anche a chi ha invece deciso di continuare a vivere? Perché nell’articolo non si parla di Salvatore Crisafulli?

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3 Responses to “una medaglia ha sempre 2 facce”

  1. Roberto ha detto:

    Perchè Salvatore Crisafulli non serve al raggiungimento dello scopo.
    Lo scopo è l’eutanasia.
    Come può un quotidiano come Repubblica dar voce a chi inneggia alla vita.
    La Repubblica è il quotidiano della cultura della morte.
    Il percorso è quello di iniettare nell’opinione pubblica la convinzione che la stragrande maggioranza dei malati terminali o dei malati ridotti al coma permanente o comunque dei malati il cui destino è segnato desidera la morte più di ogni altra cosa e che soltanto uno Stato tiranno può costringerli a vivere.
    Non è altro che il percorso seguito per la legge 194.
    Pareva che ogni gravidanza fosse frutto di uno stupro.
    I cattivi fanno così. Prendono l’eccezione e, attraverso i media come Repubblica, la fanno diventare la regola.
    Così la massaia chiamata al referendum sull’eutanasia penserà: se tutti quei poverini vogliono morire è giusto che si facciano morire.

  2. sterob ha detto:

    Viviamo nella disinformazione, schiavi dei media, indirizzatori del nostro pensiero.

  3. Chiara ha detto:

    Sono d’accordo con te, sterob! Solo credo che l’informazione sia (quasi) totalmente contraria all’eutanasia e faccia passare questo concetto come male assoluto. E a manipolare l’informazione, cercando di far intendere il falso, ci si mettono pure vescovi e cardinali! Un esempio? Quando dicono che con l’eutanasia si intacca il diritto alla vita. Non è vero. Si toglie il DOVERE alla vita (cosa che ho già scritto qualche mese fa). Il fatto che ci sia un diritto non significa necessariamente doverlo utilizzare (altrimenti si tratta appunto di un dovere). Se una persona vuole essere mantenuta in vita con tutti i mezzi che la scienza mette a disposizione può farlo benissimo, ci mancherebbe, e nessuno ha mai detto il contrario, però se una persona non vuole sfruttarlo perchè dovrebbe?

    Io ritengo che quella delle gerarchie ecclesiastiche sia un’ingerenza davvero pesante. Non ha senso far vietare tutto quello che è contrario alla morale cattolica perchè “è peccato”. Su queste cose va lasciata libertà alle persone, e poi va svolta eventualmente un’opera di convincimento: il risultato sarebbe molto migliore!!! Piuttosto che gente che resta in vita delusa dalla società (e ancora sofferente) si avrebbero persone contente della scelta fatta (di restare vivi), con un entusiasmo forse in grado anche di alleviare le sofferenze.
    Non vi sembra più onesta, come strada da percorrere?

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