Maledetta adolescenza

aprile 6, 2008

Questa settimana su “Panorama” compare un intervista esclusiva a Veronica, ragazza che all’età di 16 anni, uccise insieme a 2 sue amiche, Suor Maria Laura di Chiavenna. La ragazza (oggi ha 25 anni) racconta nell’intervista la sua storia, tra carcere e tribunali, dolore e paura.

Nell’intervista Veronica racconta le sue esperienze adolescenziali, dall’alcool al sesso, fino alla droga, racconta il motivo di simili comportamenti.

Dell’intervista mi ha colpito particolarmente uno scritto di Veronica:

” Terza fila, banco di destra. Lezione di matematica, quella di fianco a me scrive sul diario, cuoricini e stelline danzano sul nome dell’amato. Anch’io sto scrivendo. Sulla mia pelle, con la punta del compasso. Ho 12 anni, il dorso della mano inizia a sanguinare. E più la mano sanguina più cresce il bisogno di tagliare, sempre più giù, nella carne.

Aspetto fiduciosa l’arrivo del dolore…prima o poi dovrà far male, lo sappiamo tutti no? Se c’é una ferita c’é il dolore: la ferita c’é, ma niente dolore. Inizio a preoccuparmi scavo, sempre più giù: ormai é carne viva, ma il male, quel bastardo non c’é, si é nascosto, ha mandato al suo posto un piacere sottile, indecifrabile. Sono disorientata. Ho bisogno di sentir male, per sentire che ci sono, che sono esattamente come la mia compagna di banco, come il professore e la bidella, come tutto il resto di questo folle mondo. Dov’é il mio dolore? Ho dodici anni. Non provo dolore, sono una bambola con la manina tutta graffiata, sono solo un giocattolo rovinato…quasi mi butto via. Ma dove si buttano i giocattoli di carne? Non basta certo un sacco nero. No, con le brutte bambole semivive ci vuole metodo, si butta via un pezzo alla volta…Da dove inizio???”

L’intervista conclude con una richiesta esplicita di Veronica ai giornalisti e a tutti i lettori:

DIMENTICATEMI, MI SONO FATTA RAGGIUNGERE (dai giornalisti) per non essere più inseguita. Non rimandatemi all’inferno.

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..la libertà..

febbraio 21, 2008

..QUELLO CHE SCEGLIAMO OGGI È IL FRUTTO DI QUELLO CHE ABBIAMO SCELTO IERI ED È IL SEME DI QUELLO CHE SCEGLIEREMO DOMANI…


Abiteranno il mondo solo cromosomi XX

febbraio 12, 2008

<I ricercatori dell’Università di Newcastle, dichiarano di essere pronti a trasformare il midollo spinale di una donna in sperma, escludendo l’elemento maschile dal ciclo produttivo. Di più: in questo tipo di sperma mancherebbe il cromosoma Y e quindi la procedura comporterebbe la nascita di una nuova stirpe umana, integralmente femminile. (…) Solo un mondo abitato da esseri umani uniformemente dotati di vagina. Donne geneticamente autonome, ermafroditi, portatrici di ovulo e di seme.>  Tratto dal “Espersso” (Maschio addio).

Il mondo descritto qua sopra da oggi potrebbe diventare una realtà, l’uomo sempre più si sente al centro della terra, vuole prendere il posto di Dio, vuole essere lui Dio, comandando a bacchetta la natura…

Abbiamo solo una speranza davanti a certe notizie…che sia proprio la natura a ribellarsi, e come si suol dire, a metterci una bella pezza…


mal…(L’) Espresso: ATTACCO A RADIO MARIA

gennaio 26, 2008

Leggevo proprio oggi L’Espresso, nello sfogliarlo ho trovato un articolo da fare schifo. Un articolo diffamatorio che ha tutto tranne che dell’onesto. Il giornalista Marco Damilano ha probabilmente avuto il compito di riempire 2 pagine del quarto numero de L’Espresso del 2008 scrivendo un articolo contro Radio Maria, contro Padre Livio e più in generale contro la Chiesa. Che il settimanale fosse un settimanale anticlericale già lo si sapeva, non é una novità, ma questa volta si é davvero esagerato. L’attacco é frontale, avvenuto senza un minimo di finezza e bon ton, viene ironizzato tutto quello che é preghiera, Sante Messe, apparizioni, tanto che il giornalista riesce a ironizzare anche sul fatto che Radio Maria ha già al suo attivo un miracolo.

Radio Maria viene fatta passare come un’emittente ascoltata solo da SFIGATI nel articolo viene infatti detto che gli ascoltatori della radio con sede ad Erba sono per il 60% composto da over 60 e poi da camionisti, e carcerati. A scrivere é un giovane, ma non solo un giovane, é qualcosa di più: é uno dei TANTI giovani che il venerdì sera ascolta con piacere quello che padre Livio afferma nella sua catechesi e questo giovane si permette di porre una questito a Marco Dimilano l’autore dell’articolo: se Radio Maria é davvero un’emittente ascoltata solo da over 60, camionisti, carcerati (diciamolo pure visto che nell’articolo lo si sottointende: la parte della società che conta meno) , che propone dodici ore non stop di cultura religiosa, e otto di preghiera (diciamolo pure anche questa volta in modo chiaro visto che nell’articolo lo si sottointende: attività reputate NOIOSE) perché la radio é diventata la seconda più ascoltata in Italia???


L’arte di perdonare..

novembre 27, 2007

Perdonare é un gesto sempre più difficile da compiere nel mondo in cui viviamo. Viviamo infatti in un mondo dove a dominare sono l’orgoglio, la superbia, la vanità e l’ego, ma il perdono é l’umiltà, la capacità di “abbassarsi”, di rendersi piccoli davanti a una persona che ci ha fatto un torto: dunque le cose contrastano.

Dividerei l’atto di perdonare in 2 grandi sottocategorie. La prima racchiude il perdono quotidiano, penso che a ognuno di noi capiti ogni giorno di dovere perdonare, magari un amico che ci ha tradito, che ci ha commesso un torto. La seconda categoria racchiude quei perdoni che personalmente, nella mia vita, gradirei mai dover dare, per il semplice motivo che nutro la speranza di non dovermi mai trovare in una simile situazione; per esempio il dover perdonare qualcuno che ha ucciso un mio caro. Sono questi perdoni difficili da accettare, umiliazioni che pesano. È infatti compito davvero arduo rendersi piccolo davanti a quel qualcuno che ti ha portato via un pezzo della tua vita, come può essere un familiare.

Lo si sa la vita é imprevedibile, ogni momento é inaspettato, la vita é come un’opera teatrale, dove entri subito in scena, senza prove iniziali e quest’opera é da vivere fino in fondo, intensamente. E anche se a volte costa un enorme sacrificio, bisogna trovare la forza di perdonare, perché l’unico modo per essere dei veri campioni é essere onesti con sé stessi, e solo riuscendo a perdonare si riesce ad avere la coscienza pienamente pulita, quella serenità che profuma di giornate di primavera, che ti permette di vivere appieno quel bellissimo dono che ci é stato donato, che é la vita. 

Mi sembra chiaro come la luce del sole che il perdono richiede tempo, richeda lucidità mentale, che si acquista solo con il passare dei giorni, dei mesi, tuttavia una volta acquistata la lucidità mentale, penso che il predono debba essere una necessità, un bisogno.

Il cammino che porta al perdono lo descriverei così:  ATTRAVERSARE IL MARE SENZA CONOSCERNE LA VASTITÀ, ACCOGLIERE COME AMICI GLI SPETTRI DEI MIEI DUBBI, DELLE MIE INCERTEZZE DAVANTI A UN TALE GESTO, TOCCARE I MIEI LIMITI NEL FARMI PICCOLO.

Sterob


A chi ha bisogno di conforto….

novembre 26, 2007

Questa sera tra i commenti da moderare ho trovato quanto segue…….

…Ho abortito 4 giorni fa,credevo mi sarei sentita meglio,credevo che uscita dall’ospedale tutti i nmiei problemi sarebbero finiti…invece no,invece il vuoto che sento nella pancia mi distrugge,non mi do pace,non trovo sollievo,piango e penso a mio figlio,penso che tutte le scuse che mi mettevo erano solo per assecondare un uomo che non voleva complicazioni.non ho una tomba su cui piangere,non ho un fiore da portare in nessun posto..dentro quella sala operatoria quella mattina sono morta un pò anche io.
Valentina.

______

Cara Valentina, non scoraggiarti. per prima cosa pensa che malgrado il gesto che ai fatto, il Signore Dio ti ama ed è disposto a perdonarti. Per far questo ti chiede il pentimento e la confessione, ossia la riconciliazione con colui che ci ha creato. Una volta riconciliata con lui tutto ti sembrerà diverso e il tuo dolore troverà consolazione. Allora potrai far battezzare tuo figlio, (si è possibile) e quindi non ti servirà una tomba per piangere, ma saprai che hai un angelo in paradiso che pregherà per te e per i tuoi cari. Provaci, nulla è perduto, non puoi tornare indietro, ma guardare avanti e cercare il vero consolatore, il Signore Gesù.
Ti auguro di trovare la forza di entrare in una chiesa ed affidarti anima e corpo a colui che ti sta aspettando e che tramite queste parole ti manda, vieni ti amo e ti apsetto.
Forza e coraggio
Sterob


PILLOLA RU486 ecco alcune verità…

novembre 8, 2007

TRASPARENZA E VIGILANZA
DESIDERIAMO SAPERE CHI PROTEGGE LA PILLOLA RU486

EUGENIA ROCCELLA

Questa volta é ­vero: la Exelgyn, l’azienda che produce la pillola abortiva Ru486, ne ha chiesto la registrazione all’Aifa, l’ente italiano di controllo dei farmaci. Negli ultimi due anni lo stesso annuncio é ­stato fatto almeno una decina di volte; poi, regolarmente, il grande evento non si verificava. La Exelgyn diffida dei Paesi in cui esiste un’opinione pubblica vigile, capace di intentare cause legali o di aprire il dibattito su questioni imbarazzanti. ­ per questo che la ditta francese non ha mai voluto commercializzare la Ru486 in America, nonostante il presidente Clinton l’abbia pregata insistentemente di farlo. Queste pressioni sono ormai pubbliche, grazie all’apertura degli Archivi Clinton, e altrettanto pubbliche sono le lettere di risposta inviate al presidente americano dalla Exelgyn, in cui si afferma chiaramente che l’azienda sarebbe entrata nel mercato Usa solo se l’amministrazione Clinton le avesse garantito una sorta di immunità giudiziaria. Alla fine, piuttosto che cedere, la ditta ha preferito regalare il brevetto a un’organizzazione antinatalista americana, sottraendosi cosa ogni responsabilità legale.
La Exelgyn aveva visto giusto:­negli Stati Uniti che lo scandalo delle donne morte -15, a tutt’oggi – e degli eventi avversi provocati dal farmaco é ­finalmente approdato sui mass media, con un giornale ‘liberal’ come il New York Times a fare da battistrada.
Tutt’altra storia in Europa, dove le morti non hanno mai avuto l’onore di un titolo di cronaca, nemmeno quando la vittima era figlia del presidente del Comitato nazionale di bioetica francese. L’Italia, per,­un Paese anomalo. Ci sono i cattolici, c’una parte di laici che si rifiuta di aderire alle banalizzazioni del dogmatismo scientista, c’stata una vittoria significativa al referendum sulla legge 40. Cosla Exelgyn ha preso tempo. Non avendo fiducia nella sicurezza del proprio prodotto, ha cercato, come sempre, l’appoggio dei politici, e alcuni hanno risposto.
Inizia quindi la campagna a favore della pillola, che prosegue nonostante il fallimento della sperimentazione aperta nel settembre 2005 all’ospedale torinese Sant’Anna. Qualche assessore regionale alla Sanità, come Enrico Rossi in Toscana, decide di promuovere l’importazione diretta del farmaco. Ma l’azienda esita ancora, vuole impegni picircostanziati, o forse a livello pialto. Le garanzie evidentemente arrivano, se la Exelgyn dichiara oggi ad ‘Avvenire’ che la richiesta di registrare il farmaco proviene da ­autorità italiane.
Quando e da chi arriva la richiesta, e perché la politica é così interessata a un metodo abortivo? Quando, non lo sappiamo. Sappiamo perche l’azienda ha mutato atteggiamento dopo il convegno romano della Fiapac, la Federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione, tenuto un anno fa e sponsorizzato proprio dalla Exelgyn. In quell’occasione il ministro Emma Bonino e Maura Cossutta, consulente del ministro della Salute, portarono ai convegnisti il proprio benvenuto. Il perché, invece, lo sappiamo benissimo: la Ru486, sinonimo di aborto a domicilio, serve a scardinare l’attuale legge sull’aborto senza passare dal Parlamento, dove non c’una maggioranza per modificarla.
Il ministro Livia Turco ha garantito che, nel caso la pillola fosse autorizzata dall’Aifa, si adopererà ­affinché l’impiego del farmaco avvenga nel totale rispetto delle esigenze di tutela della salute della donna, garantite dalla legge 194. Noi le crediamo, ma che ­autorità italiane ­abbiano sollecitato la Exelgyn desta serissime preoccupazioni. Introdurre la pillola abortiva é ­una scelta etica e politica grave. E noi non staremo a guardare.

(tratto da Avvenire online)