“una medaglia ha sempre 2 facce”

luglio 14, 2008

Qualche giorno fa mi trovavo in vacanza al mare. Come tutte le mattine prima di andare in spiaggia, mi recai dal giornalaio. Nutro l’abitudine di comprare sempre due quotidiani, uno per schieramento politico (uno di “sinistra” e uno di “destra”). Quella mattina decisi di acquistare “Repubblica” e “Libero”.

Nel leggere il quotidiano profilato a sinistra (Repubblica) trovai un intera pagina che trattava il tema dell’eutanasia. Si parlava di Eluana, (donna di 36 anni, in coma da 16, che sarà fatta morire di sete e di fame) di Piergiorgio Welby, e di altri personaggi che hanno deciso di “smettere di soffrire”.

Nell’articolo venivano, a mio avviso in modo assolutamente scorretto, trattati SOLO i casi sfociati con la decisione di “farla finita”. Tutti sappiamo invece che un qualsiasi lavoro definito rispettabile, da voce a entrambe le parti, espone le 2 facce della medaglia, non inganna il lettore facendo trapelare solo la parte che piace allo schieramento politico padrone del giornale..

L’interrogazione che pongo anche a voi lettori é la seguente: È corretto dare spazio solo a chi ha deciso di smettere di vivere? Non sarebbe stato più corretto dare voce anche a chi ha invece deciso di continuare a vivere? Perché nell’articolo non si parla di Salvatore Crisafulli?


Contraddizione “Espresso”

febbraio 12, 2008

Anche questa settimana sono andato a comprare il settimanale “Espresso”, e come di conseueto anche questa volta ho trovato un’articolo di affronto alla Chiesa. In questa puntata (visto che ho già trattato precedenti in questo blog) si parla dell’ aborto, il titolo dell’articolo é S.O.S ABORTO, viene trattato il tema della legge 194, legge che ormai esiste da 30 anni e ultimamente viene attaccata.

L’articolo é un colloquio tra Daniela Minerva e la ministro del ormai ex governo Prodi, Emma Bonino.

Minevra comincia con un’introduzione dove viene scritto ciò che segue:

< Benedetto XVI (…) circondato dai suoi vescovi: in realtà i primi, nell’agosto del 2007, a chiedere esplicitmente, sul LORO quotidiano “Avvenire”, una revisione della legge 194. Tutti uomini, devoti, aricigni e minacciosi. Tutti a criminalizzare le donne, GIA DEVASTATE DAL PIÙ GRANDE DEI DOLORI, L’INTERRUZIONE VOLONTARIA DI UNA GRAVIDANZA.

Mi chiedo, l’Espresso é liberista di conseguenza favorevole all’omicidio che avviene prima della nascita, ma in quanto scritto da una delle sue giornaliste avviene una contraddizione. La giornalista Minerva ammette chiaramente che l’ ABORTO é IL PIÙ GRANDE DEI DOLORI a cui una donna può andare in contro!!! E allora perché abortire? Abortire, perché ho già tre figli e il quarto sarebbe di troppo? Abortire, perché finanziariamente potrei riscontrare problemi? Abortire, perché il datore di lavoro mi licenzia se ho una gravidanza? Abortire, perché?

Una giornalista di un settimanale pro aborto ha esplicitamente detto che l’ aborto é il più grande dei dolori, ma visto che é il PIÙ grande esiste davvero un motivo plausibile per commettere un omicidio? Non credo…

—->> L’ABORTO UCCIDE 2 VITE<<—-


mal…(L’) Espresso: ATTACCO A RADIO MARIA

gennaio 26, 2008

Leggevo proprio oggi L’Espresso, nello sfogliarlo ho trovato un articolo da fare schifo. Un articolo diffamatorio che ha tutto tranne che dell’onesto. Il giornalista Marco Damilano ha probabilmente avuto il compito di riempire 2 pagine del quarto numero de L’Espresso del 2008 scrivendo un articolo contro Radio Maria, contro Padre Livio e più in generale contro la Chiesa. Che il settimanale fosse un settimanale anticlericale già lo si sapeva, non é una novità, ma questa volta si é davvero esagerato. L’attacco é frontale, avvenuto senza un minimo di finezza e bon ton, viene ironizzato tutto quello che é preghiera, Sante Messe, apparizioni, tanto che il giornalista riesce a ironizzare anche sul fatto che Radio Maria ha già al suo attivo un miracolo.

Radio Maria viene fatta passare come un’emittente ascoltata solo da SFIGATI nel articolo viene infatti detto che gli ascoltatori della radio con sede ad Erba sono per il 60% composto da over 60 e poi da camionisti, e carcerati. A scrivere é un giovane, ma non solo un giovane, é qualcosa di più: é uno dei TANTI giovani che il venerdì sera ascolta con piacere quello che padre Livio afferma nella sua catechesi e questo giovane si permette di porre una questito a Marco Dimilano l’autore dell’articolo: se Radio Maria é davvero un’emittente ascoltata solo da over 60, camionisti, carcerati (diciamolo pure visto che nell’articolo lo si sottointende: la parte della società che conta meno) , che propone dodici ore non stop di cultura religiosa, e otto di preghiera (diciamolo pure anche questa volta in modo chiaro visto che nell’articolo lo si sottointende: attività reputate NOIOSE) perché la radio é diventata la seconda più ascoltata in Italia???


L’AIDS vince sulle forze fisiche, ma non sull’AMORE

ottobre 21, 2007

UNA STORIA CHE INFONDE SPERANZA

di Maria Fappani

Si chiama Stefano, abita a Rimini ed è malato di Aids, l’amico sconosciuto che qualche tempo fa in un fax mutilato ci aveva parlato della croce che la malattia gli aveva gettato addosso e che avevamo invitato a farsi nuovamente sentire. Lo ha fatto inviadoci un’altra preziosa testimonianza della serenità e del coraggio con cui sta vivendo la dolorosa contingenza e che qui riassumiamo.

Le medicine che prendeva da tempo non sortivano ormai più gli effetti sperati, occorreva cambiare, ma la mutevolezza del virus rendeva difficile la soluzione del problema. Finalmente Stefano entrò a far parte di un programma di ‘sperimentazione compassionevole’ con nuove medicine che all’inizio lo hanno stremato, costringendolo a letto e provocandogli grandi sofferenze e i disagi di una febbre che non dava tregua.

Era il periodo della quaresima e della settimana santa: il confronto della sua passione con la passione di Cristo, con gli ultimi suoi tre anni di vita per Stefano fu immediato. E dialoga con Gesù: “Li ho paragonati con i miei: non sono stati facili; ho pensato a quando ti insultavano… noi malati di Aids ci chiamano appestati; pensavo a quando i tuoi nemici volevano buttarti dal burrone, e alle mie paure ogni volta che vado all’ospedale a ritirare il responso dei miei esami clinici; ho pensato a quando ti hanno tradito e anch’io mi sento tradito da uno stato che non mi riconosce il diritto a una pensione di inabilità al lavoro, perché negli ultimi anni essendo stato in una comunità per disintossicarmi, non ho potuto maturare i contributi previsti dalla legge”.

È un problema grave quello del lavoro e più concretamente quello dell’indipendenza economica, ora che Stefano ha conosciuto una ragazza e hanno deciso di percorrere insieme un pezzo di cammino: “Lei ha deciso di prendere sulle sue spalle la mia vita e la mia ‘croce’, come del resto io ho deciso di prendere sulle mie spalle la sua vita”. Stefano non nasconde le difficoltà, le paure, le esitazioni ad affrontare una situazione nuova, sia pur bellissima, che oltre a soffrire personalmente, fa soffrire perché sa che anche lei soffre per lui.

“Però abbiamo capito che se l’Aids poteva vincere sulle forze fisiche, non doveva vincere sull’amore. La paura, l’ignoranza, la sofferenza non possono e non devono vincere sull’amore. Scegliamo di vivere ogni giorno la nostra vita, il nostro amore condividendo tante sofferenze ma anche molte gioie. E di questo ringrazio il buon Dio, che aveva già pensato me e lei insieme; essere amato mi dà gioia di vivere, mi dà una speranza per il futuro (ho ancora tante cose da fare: mettere su casa, sposarmi, avere dei figli, e quant’altro il Signore vorrà che io faccia)”.

“Essere amato vuol dire anche poter amare, poter cominciare a vivere, smettendo di sopravvivere, amare la vita, perché vivere è bello, perché la vita è un dono che dobbiamo gratuitamente dare, come gratuitamente abbiamo ricevuto e capire che l’Aids, come ogni altra malattia, non è solo un modo di morire, ma un tempo per vivere”.

Per questo messaggio di speranza e di amore, non possiamo che dire semplicemente: grazie, Stefano, che tu sia benedetto.


Nel falò la sagoma di Giovanni Paolo II (wojtyla)

ottobre 17, 2007

 La sagoma di Giovanni Paolo II nel fuoco. Alcune foto scattate in Polonia, nel corso di una cerimonia in ricordo di Papa Wojtyla, una preghiera intorno ad un falò, mostrano le fiamme che assumono progressivamente la fisionomia proprio del pontefice polacco e molti già gridano al miracolo. La notizia delle fotografie prodigiose è stata resa nota dal Vatican News Service (Vns), diretto da Padre Jarek Cielecki.

Qui, la sera del 2 aprile 2007, alle ore 21.37, l’ora della morte del servo di Dio papa Giovanni Paolo II, la popolazione si era unita per pregare sulla collina Matyska, sotto la grande croce.

Con loro c’era anche Grzegorz, un giovane operaio. Aveva da poco comprato una macchina fotografica e l’aveva utilizzata durante l’incontro, scattando una foto molto speciale, che è stata presentata da padre Jarek Cielecki nella puntata di questa settimana di Vatican Service News; una foto che ha regalato poco tempo fa al segretario particolare di papa Benedetto XVI. (testo tratto da korazym.org)

Si tratta di un miracolo??


Dedicato a chi non sa che web, videogame e tv possono diventare una droga

ottobre 12, 2007

“Pochi giorni fa c’é stata la prima vittima da tecnodipendenza: un ragazzo cinese é morto in un cybercafé al termine di una maratona di tre ore di giochi online. A ucciderlo sarebbe stato un arresto cardiaco, legato all’immpressionante stress.

Se in Cina la tecnodipendenza, che conta già 163 milioni di addicted, ha spinto le autorità a vietare l’ apertura di altri cybercafé, in Giappone si allarga a macchia d’olio il fenomeno degli hikikomori, giovani che vivono chiusi in casa, senza mai uscire, perché totalmente dediti a Internet. ” Tratto da il Venerdì di Repubblica

Sempre più anche alle nostre latitudini sono i giovani che diventano dipendenti dalle tecnologie. Studi hanno affermato che “la Tv attira soprattutto le personalità alessitimiche, cioé coloro che non riescono a esprimere bene le proprie emozioni e preferiscono vivere quelle, spesso finte, viste in televisione”. Internet invece. con le sue molte applicazioni, attira una gamma più variegata di giovani. Ma sono proprio le connessioni in Rete a creare più spesso dipendenza. In rete i le maggiori dipendenze si trovano tra gli utilizzatori di Msn Messenger e Second Life.

Mi rivolgo a voi lettori, vi sentite dipendenti dalle tecnologie?


La setta mi aveva incatenato

ottobre 9, 2007

La Setta mi aveva incatenato
La testimonianza di Steve Hassan ex-membro dei seguaci del reverendo Moon

Un automa pronto a uccidere e farsi uccidere a un cenno di comando del reverendo Moon, il capo della «Unification Church» sudcoreana. Così era diventato Steve Hassan alla fine degli anni ’70 dopo essere stato reclutato dalla setta dei Moonies. Diciannove anni, una brillante carriera di studioso di letteratura inglese, Hassan per Moon aveva lasciato tutto, i libri, il basket, la musica, qualsiasi interesse che l’aveva tenuto in vita fino ad allora. Non incontrava più né genitori né amici, alla setta aveva consegnato la sua voglia di vivere e il conto in banca. Da quella esperienza che avrebbe potuto ucciderlo, Hassan uscì per miracolo. Vittima di un incidente nel 1976 perché, stremato dal lavoro, si era addormentato al volante mentre si stava recando a un evento per raccogliere fondi e costretto a un periodo di riposo di qualche mese Hassan tornò a vivere dai genitori che non vedeva da tempo. Fu quando questi ultimi decisero di farlo «deprogrammare», ovvero costringerlo a parlare con alcuni ex membri della setta di Moon, usciti dalle grinfie del leader, che egli aprì gli occhi sulla realtà.
Da quel momento la vita di Steve Hassan è stata dedicata a combattere i culti distruttivi che rappresentano un pericolo costante per ciascuno di noi. L’autore di Mentalmente liberi. Come uscire da una setta, appena uscito in Italia dalle edizioni Avverbi di Roma con prefazione di Cecilia Gatto Trocchi, ha conseguito un master in psicologia al Cambridge College e dirige a Somerville, nel Massachussets, il Centro per la libertà della mente (P.O. Box 45223 MA 02145, indirizzo di website: http://www.freedomofmind.com), una organizzazione che fornisce aiuto a famiglie e parenti, i figli dei quali sono stati plagiati da sette e gruppi parareligiosi.
Professor Hassan, alcune caratteristiche che lei attribuisce ai cosiddetti “culti distruttivi” sono tipiche di molti gruppi sociali e forse della società nel suo insieme. Agli individui viene chiesto di assumere determinati comportamenti perché sono bene, è importante obbedire a quello che dice il leader, chi la pensa in modo diverso viene allontanato dal gruppo. Cosa distingue una setta distruttiva che ha un effetto negativo sull’individuo dal gruppo sociale che ha una influenza positiva?
«La prima caratteristica delle sette è l’inganno o il raggiro. I culti o le sette pensano di essere al di sopra della legge e non importa loro quali mezzi usano per reclutare gente. La seconda caratteristica è la soppressione delle capacità critiche dell’individuo nei confronti del culto o della setta. Io, per esempio, quando facevo parte della setta di Moon non notavo nulla di negativo. Il culto ha una struttura piramidale. Il capo plagia i suoi seguaci a comportarsi come lui. Non esiste rispetto per l’individualità della persona o per la sua libera volontà».
In che modo vengono evitate le critiche nei confronti della setta?
«Ti vengono insegnate tecniche di controllo della mente che ti aiutano a tenere lontani pensieri critici nei confronti della setta. Per esempio Moon possedeva una fabbrica di armi, ma quando mio padre me lo fece presente non gli credetti, cominciai a recitare delle preghiere che mi aiutassero ad allontanare l’influenza satanica che, ne ero convinto, si manifestava attraverso le parole di mio padre».
Perché la gente entra a far parte di una setta?
«Non direi che la gente entra a far parte di una setta, direi che viene reclutata e si tratta di una differenza di cruciale importanza, alla base del mio studio. In genere pensiamo che se una persona è sana dal punto di vista psicologico o intelligente non entra a far parte di una setta, ma è una convinzione del tutto infondata. Le sette possiedono tecniche di controllo della mente che, unite alla menzogna e all’inganno, sono praticamente irresistibili. Si tratta di sistemi molto sofisticati: se sei una persona colta ti parlano di cultura, se sei un tipo spirituale di spiritualità e così via. Io per esempio mi ero appena separato dalla mia fidanzata e venni avvicinato da un gruppo di donne che non dissero chiaramente di essere seguaci di Moon. Se avessi saputo che le persone che mi avevano avvicinato facevano parte della setta di Moon sarei stato attentissimo a non farmi irretire, ma non è stato così».

Come riescono le sette a controllare il comportamento degli individui?
«Seguono quello che chiamo il bite model e la sigla bite sta per behaviour, “comportamento”, information, “informazione”, thought, “pensiero”, emotion, “emozioni”. Controllando tutte queste sfere della vita di un individuo, le sette controllano l’individuo stesso, dando vita a una pseudoidentità, una identità fondata su un diverso sistema di valori da quello che l’individuo aveva seguito fino a quel momento. Poiché si tratta di una pseudoidentità, essa dà origine a allucinazioni e stati psicologici anormali, ma queste esperienze insolite vengono considerate dalla persona che le vive come esperienze spirituali.
Un punto molto importante da sottolineare è che la pseudoidentità sopprime, ma non elimina la vera identità dell’individuo. La pseudoidentità dei seguaci di un culto è costruita sulla identità del leader. I seguaci pensano, sentono e agiscono come il leader».

Un po’ come avviene con i bambini nei confronti dei genitori.
«Sì, con l’unica differenza che mentre la dipendenza dei bambini dai genitori li aiuta a entrare nella realtà e dovrebbe alimentare la loro individualità, i loro interessi specifici, le loro capacità specifiche, nel caso dei seguaci di uno di questi culti le caratteristiche dell’individuo vengono smantellate e la realtà viene allontanata. A me veniva insegnato per esempio che non avevo più genitori, che Moon e sua moglie erano i miei nuovi genitori, che la poesia, la scrittura, il basket erano cose sataniche perché non andavano di pari passo con le esigenze della mia nuova fede. I miei amici, che rifiutavano di essere indottrinati come me costituivano una influenza satanica, così come i miei capelli lunghi: Dio aveva altri piani su di me».
I leader della setta sono consapevoli del fatto che stanno plagiando gli adepti o sono loro stessi convinti delle idee con le quali controllano le menti dei seguaci?
«Per la mia esperienza la loro mente non funziona in modo diverso da quello della mente degli adepti, insomma non sono consapevoli che i seguaci sono quasi vittime disposti a fare tutto quello che il capo vuole, al contrario, la totale fiducia dei seguaci alimenta in loro la convinzione di essere persone meravigliose: è una specie di delirio collettivo del quale sia capi che seguaci fanno parte».

Tratto da Avvenire del 2 Gennaio 2000 (pag. 19)